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 Lettera della PS Agnese dal Madagascar - Pasqua 2019 Riduci
Lettera della PS Agnese dal Madagascar - Aprile 2019 - venerdì 26 aprile 2019
Antsirabe, 14 aprile 2019
Carissimi amici,
perdonatemi di scrivervi a tutti insieme, altrimenti un mio scritto non vi arriverà mai! Dopo tanti anni di missione, non ho più gran che da dire e ho paura di ripetermi, ma con tutti gli aiuti che ho ricevuto da voi e che continuo a ricevere dal gruppo missionario e da altri, mi sembra poco fraterno di non dire niente.


Quando Mariarosa era ancora con noi, mi sollecitava spesso e mi richiamava all'ordine se aspettavo troppo a scrivere agli uni e agli altri.
Mi sembra di sentirla al telefono quando mi diceva: “ E passato Natale, è passata Pasqua e non hai ancora scritto alla Parrocchia e al Gruppo Missionario” !!! Non ho cambiato in meglio anzi… gli anni avanzano e, tra l’altro, si è più lenti per fare le cose!
Vorrei solo dirvi che penso spesso agli uni e agli altri, che prego dicendo al Signore: Non c’è più Mariarosa che mi informa, ma Tu sai chi ha bisogno del tuo aiuto, non farglielo mancare Signore! Tu conosci le persone che soffrono nel loro corpo o nel loro spirito, aiutale Signore, sostienile, riempi il loro cuore di Speranza, metti sul loro cammino delle persone che possano aiutarle ed essere loro di sostegno!
Penso spesso anche agli ammalati ai quali don Giampaolo mi chiedeva di portare la Comunione: incontrarli era per me una gioia grande soprattutto che non andavo da sola: avevo Gesù con me! ed era il dono più grande che potevo fare loro: Spero che questa lettera possa raggiungerli per portare loro la mia preghiera e il mio saluto.
Ho saputo prima da Giuseppe Cantu’ e poi l’ho letto sul Notiziario di Ronco che il gruppo missionario non puo’ più raccogliere la carta come ha fatto per 30 anni!
Quanto lavoro e quanta dedizione degli uni e degli altri e quanta partecipazioni dei ronchesi che mettevano da parte la carta per aiutare i missionari!! E’ stato veramente un lavoro straordinario che solo il Signore conosce e ripagherà con la sua generosità.
E quanto bene si è potuto fare nelle Missioni con i soldi della carta! Un grazie di tutto cuore a tutti! Mi spiace solo una cosa: avevo tanto desiderato fare un sabato sul camioncino della carta e percorrere cosi’ tutte le strade del paese e dare una mano a questo lavoro che ci ha tanto aiutato tutti! troppo tardi, pazienza.

Da qualche mese, qui a Madagascar, abbiamo avuto le elezioni politique che si sono svolte nella pace anche se tanti temevano i disordini che non ci sono stati; è forse la prima volta che il passaggio da un presidente a un altro è vissuto democraticamente… ora stiamo a vedere se il nuovo governo arriverà a lottare efficacemente contro la povertà, sarebbe meglio dire la miseria, dell’80% della popolazione.
E’ una miseria scandalosa perché la gente ha fame, non ha una casa degna di questo nome, non può’ curarsi, i bambini non possono andare a scuola, non c’è lavoro … e c’è una corruzione dilagante dovunque.

Quante volte noi Piccole Sorelle ci diciamo che è meglio dare alla gente una canna da pesca e far imparare a pescare piuttosto che dare un pesce perché domani avranno ancora fame e invece se sanno pescare potranno procurarselo!


E’ vero, ma ci sono delle urgenze che incominciano al mattino e fino alla sera, delle volte non lasciano neanche il tempo di pregare e di mangiare, se non si chiude il cancello, che però non è chiuso a chiave e quindi la gente entra ugualmente!.

Abbiamo appena finito di fare una cura di spirulina ( un’alga che contiene molte proteine e che aiuta il corpo a rifare le difese contro le malattie) per i carcerati che che sono sotto il peso normale e sono quindi a rischio di prendere le malattie che sono sempre epidemiche qui : la tubercolosi e in questo momento il morbillo.
Era la Croce Rossa internazionale che faceva questo, ma ha lasciato la prigione di Antsirabe per concentrare i suoi sforzi su alcune prigioni soltanto perché sta preparandosi a lasciare il Madagascar. Abbiamo fatto una prova.
E’ faticoso perché non siamo preparate a cucinare un pranzo per tante persone, soprattutto che era previsto per 65 diventate poi 70, a cui si sono aggiunti una quarantina di coloro che sono stati isolati a causa del morbillo. Provvidenzialmente Lucette, una signora svizzera che era venuta per fare un’esperienza missionaria, è arrivata proprio quando noi cominciavamo e si è messa dentro a fondo.
Non abitava da noi, ma alle 7h30 ogni mattina arrivava puntuale per preparare la verdura che doveva accompagnare il riso! Se la nostra macchina non funzionava, non le faceva niente di partire con il ‘poussy-poussy’ per trasportare la grossa pentola fino alle carceri.
Là c’era qualcuno del quartiere che faceva cuocere il riso sorvegliando perché non sparisse!
Tutti hanno fame e un piatto di riso fa piacere a chiunque!
E’ sempre una bella esperienza ‘dar da mangiare a coloro che hanno fame’!
Fra qualche mese ricominceremo ancora sperando che la Provvidenza sarà ancora con noi!!!
Tanti hanno fame ed è difficile vivere questa realtà al quotidiano. Erano 9 milioni i malgachi quando sono arrivata 27 anni fa’, sono 26 milioni ora.
Ci sono cose che cambiano in bene, per es. ho l’impressione che sono più numerosi bambini che vanno a scuola soprattutto in città, (non si finisce mai di costruire scuole!), eppure la percentuale nazionale diminuisce perché nelle campagne le scuole sono lontane, bisogna fare 5 o 10 km di strada a piedi e l’insicurezza attuale non lo permette!

Il lavoro è un altro problema ben grave; è difficile trovarne e i giovani alla fine della scuola, anche se hanno dei diplomi, sono confrontati alla mancanza del lavoro in tutti i settori , tranne quello della terra, che si lavora con la sola zappa. Non si può andar lontano con una zappa, non si possono trasportare monti o rendere piane delle colline, anche molto basse, quindi la terra coltivabile resta limitata anche se ci sono territori immensi che sono ancora vergini e che potrebbero essere coltivati se il governo aiutasse a lavorare con altri mezzi.
In carcere il numero dei detenuti è raddoppiato.
Sembravano già tanti quando erano 450 -500, ora che sono più di 1.000, anche per attraversare il cortile, bisogna fare la ginkana!!! Mangiare diventa difficile perché anche la manioca non è sufficiente … per fortuna hanno il ricamo e con quello che guadagnano possono comprarsi un po’ di riso e per dormire devono accontentarsi di farlo per terra. Ciò che stupisce é che il sorriso non manca mai quando ci si saluta!

Il decanato di Vimercate ha scelto l’anno scorso di aiutare la nostra missione per l’evangelizzazione. Non volevamo che fossimo le sole a profittare di questa ‘manna’ e allora abbiamo diviso la somma in tre per aiutare le altre fraternità del Madagascar.
Qui a Antsirabe, ci siamo concentrate sulla Parola di Dio : lavoriamo in prigione, nel quartiere con la parrocchia e con dei bambini di strada riuniti in case famiglia. Abbiamo riflettuto tra di noi e ci siamo dette che sarebbe proprio bello che le persone che seguono il catechismo potessero avere o la Bibbia intera o almeno il Nuovo Testamento.

I bambini che faranno i sacramenti quest’anno avranno il Vangelo e i salmi soprattutto che nella catechesi quest’anno si insiste molto sulla Parola di Dio da leggere tutti i giorni. Per gli adulti come alla prigione abbiamo proposto la Bibbia con delle conferenze in Quaresima per prepararsi a leggere la Parola di Dio. Abbiamo chiesto anche uno sforzo affinché si possa continuare a diffondere la Parola di Dio: i bambini hanno fatto lo sforzo di vendere qualche cosa per guadagnare un po’ e gli adulti hanno pagato un po’ meno della metà: l’anno prossimo altre persone potranno avere la gioia di avere la Bibbia o almeno il Vangelo.


In carcere sarà il giorno di Pasqua che distribuiremo solennemente la Bibbia durante la Messa spiegando che durante il Sacrificio della messa ci sono due Pani che noi riceviamo. il pane della Parola e il pane Eucaristico.
Tutti quelli che non possono ricevere il secondo per molteplici motivi, possono ‘sfamarsi’ con il pane della Parola.

Grazie di tutto a voi che riceverete questa lettera e che avete contribuito in un modo o nell’altro a ciò che noi viviamo con i nostri fratelli malgachi e a tutti che la luce della Risurrezione del Signore riempia i vostri cuori e illumini la vostra vita.
Con affetto grande
P.Sorella Agnese con la sua comunità
 

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 Lettera della PS Luisa - Epifania 2019 Riduci
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 Announcements Riduci
Notizie da Suor Carmen Nava - lunedì 12 novembre 2018
Kenya, Novembre 2018

" Era un giorno come tutti gli altri,il Signore mi chiamò..................Per annunciare il suo Regno.
Nell'Agosto del 1970 ha inizio la mia avventura missionaria, proprio in Africa dove avevo sempre sognato d'andare.
Prima destinazione, LIBERIA, L.A.C.* Liberian Agricultural Company.*
Il lavoro e le responsabilità erano molte, ma lo zelo missionario, l'assistenza di Dio e l'esempio delle mie consorelle furono di grande aiuto.
Oltre al lavoro in ospedale andavo nei diversi villaggi della piantagione a condividere la " Parola di Dio "
La L.A.C. era una piantagione di caucciù dove più di tremila 3.000 lavoratori vivevano e lavoravano con le loro famiglie. Al mattino lavoravo in ospedale, al pomeriggio nel pomeriggio mi recavo nei diversi villaggi per la cura delle mamme e dei bambini.
Cercai di imparare la lingua e specialmente la cultura, ricca di accoglienza e di solidarietà.
Il popolo viveva nella pace, nella semplicità abituato alla povertà alla sofferenza.
Essendo il popolo, la maggioranza discendenti di schiavi che vivevano divisi a quei tempi la famiglia ne risente ed è molto debole e a volte divisa.
La seconda tappa fu al nord nella regione del Nimba, ove lavoravo nel dispensario, ma il mio compito particolare, le visite per cure mediche nella foresta. Che sorprese? Che pericoli? Ma non mancò l'aiuto di Dio e della popolazione.
Nel 1980 ci fu un colpo di Stato e Samuel Doe che uccise il Presidente Tolbert in carica. Si mise a capo del Paese. Inizia una nuova era purtroppo poco sicura nonostante le promesse; durò meno di 10 anni in carica.
Dal 1982-1988 mi fu chiesto di andare in Italia per prestare servizio alle Consorelle ammalate al ritorno delle varie missioni. Nel 1988 feci ritorno in missione; l'anno seguente ha inizio la guerra durante la quale è molto difficile descrivere, per cambiamenti di posti e persone. Tuttavia sono lieta di aver potuto rimanere tra i poveri condividendo rischi, paura e ristrettezze di ogni genere.
L'ultima tappa fu coi malati di lebbra e tubercolosi. Fu un tempo di riflessione e apprendimento vedendo la serenità, pazienza e ringraziamento a Dio nonostante tutto.
Ora mi trovo in Kenya, nella casa di Nazareth ove ci sono Consorelle anziane e ammalate. Possa essere per loro una presenza di pace e consolazione.
Concludendo sono lieta per quel poco che ho potuto compiere durante la mia vita missionaria.
Ringrazio Dio per l'aiuto e la protezione donatomi e le mie Consorelle per l'esempio e l'incoraggiamento

Suor Carmen Nava (Missionaria della Consolata)
 

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 Notizie da Padre Dell'Orto Riduci
Lettera di Padre Dell'Orto - Giugno 2018 - giovedì 26 luglio 2018

Estratto dalla “Lettera Blu” di giugno 2018

Carissimi amici,
Quando siamo arrivati a Bazoches nel 2001, la parola d'ordine che regnava nella diocesi, guidata all'epocadal vescovo Mons. Gerard Daucourt, era semplice e chiara: "Alle sorgenti, al largo".
Nel 2017, la parola d’ordine che guida il sinodo diocesano che il vescovo Mons. Blaquard ha appenalanciato, è altrettanto evocatrice'' La nostra Chiesa in uscita ''.
Due slogan che anziché imitarsi nelle loro intenzioni, si levano come un costante bisogno per la Chiesa di essere testimonianza della propria fedeltà alla sua missione nel mondo, un bisogno di condividere la gioia che si percepisce quando si incontra il Cristo.
Questi bisogni,in qualche modo,scorrono nelle vene di tutti i fratelli della Mopp, che seguendo l’esempio di San Paolo cercano, attraverso la loro presenza nella società, di "farsi tutto con tutti "al fine di condurli a Cristo.
Vivi per la missione, vivi attraverso la missione!
Questo mi fa pensare alla frase iniziale di una delle canzoni di Renaud:"Non è l'uomo che prende il mare, è il mare che prende l'uomo' Questa immagine mi sembra rendere l'idea che se noi scegliamo di andare verso la missione questa diventerà '' Efficace '' nella misura in cui noi ci lasceremo scegliere e prendere da essa. Non si tratta dunque di andare al largo ma di lasciarsi prendere dal mare, non andando verso ma permettendo al largo di venire a noi.
Un po’ come un faro situato in mezzo al mare battuto dalle onde: tiene duro e diventa un punto di riferimento per rassicurare e portare in porto sicuro con successo tutti coloro che, nell'oceano del mondo, cercano uno scopo per la loro vita.
Sì, una ragione di vita, una ragione di esistere: questo è ciò che ciascuno desidera. Affinché la missione diventi “efficace” bisogna arrivare a dare non solo delle speranze, ma dei luoghi dove ciascuno possa vivere.
Prima di creare l'uomo, Dio gli ha preparato uno spazio dove potesse vivere la propria vita, e vivere la sua libertà: ha creato il mondo.
Per noi è importante, quando ci lanciamo in progetti missionari, essere attenti affinché ciò che è annunciato dalla parola possa arrivare in un luogo, un terreno, dove chi la riceve possa sperimentare l’annuncio che ha ricevuto
Questo luogo, questo terreno solido e roccioso dove possiamo costruire un faro, un rifugio, si chiama comunità.
Qui a Bazoches, con gli amici della casa, proviamo a tenere duro. Le porte aperte accolgono coloro che sono di passaggio.
Da poco più di un anno accogliamo Vital, un giovane di vent’anni che fa un’alternanza scuola/lavoro, 15 giorni a scuola e 15 giorni in fabbrica.
Su richiesta di persone esterne alla comunità abbiamo avuto la gioia di accogliere un giovane fisioterapista di origine cinese che è venuto a fare delle sostituzioni nello studio medico del paese.
Stiamo anche perseguendo delle piccole iniziative.
Una volta al mese, più o meno, con un gruppo di una quindicina di persone leggiamo e commentiamo il libro: "Come se vedesse l'invisibile "di Jacques Loew (il nostro Padre fondatore).
Nel mese di dicembre, è arrivato Philippe a parlaci dell'evangelizzazione del profondo e, allo stesso tempo, ha potuto parlare, con grande successo, ai giovani della parrocchia, della sua esperienza missionaria in Giappone.
A maggio, dal 22 al 24, si è tenuto un corso di miniature tenuto da Michela.
Poi dal 22 al 27 ottobre, si terrà l’ormai tradizionale stage di iconografia tenuto da Elizabeth.
Il 30 giugno abbiamo celebrato i voti definitivi di Vittorio alla Mopp.
L'anno scorso il convegno organizzato a Saint-Paul-de-Vence è stato molto interessante.
Quest'anno il nostro appuntamento si è tenuto a Cîteaux dal 9 al 13 luglio.
Per ora continuiamo il nostro lavoro nelle Parrocchie che è molto impegnativo dato che siamo in 4 sacerdoti ad occuparci di 110 parrocchie, di cui 33 sono sotto la mia diretta responsabilità.
Negli anni scorsi abbiamo sistemato e preparato un luogo per la catechesi dei giovani e deiragazzi, che non hanno altra possibilità di confrontarsi con la Fede non essendoci, in Francia, gli oratori
Abbiamo anche reso accessibile la chiesa di Bazoches ai disabili, riaprendo un antico passaggio.
Nella mia canonica, chiamata “La casa del Vangelo”, trovano ospitalità e rifugio alcune personeche si trovano in situazione di difficoltà economica e famigliare che ci vengono indicate dai servizi sociali.
Questo è un ulteriore riprova di come la nostra viva presenza è un faro non solo per i fedeli ma anche e soprattutto per gli ultimi.
La parrocchia si trova sulla via per raggiungere Compostela e spesso ospitiamo dei pellegrini.
Con il passare degli anni aumentano costantemente le richieste, da parte di persone adulte, di poter celebrare i Sacramenti ..
Tutte queste opere sono possibili anche grazie all’aiuto e alle preghiere ricevute dal Gruppo missionario “Il Germoglio” di Lomagna e da tutti gli amici che da casa ci pensano.
Un caro saluto e un augurio di poter continuare sul sentiero della fede, sicuri che la luce di Dio possa guidarvi come un faro sicuro

CENNI SULLA REALTA’ IN CUI VIVO E OPERO

La diocesi di Orleans è divisa in 7 territori ,pôles delimitati dai contorni rossi sulla cartina Il territorio al quale io appartengo attualmente si chiama BeauceGatiné. Il Polo che comprende 110 comuni esuddiviso a sua volta in 7 zone. Attualmente per tutto questo territorio siamo tre parroci e un prete. Io mi occupo principalmente di due zone che si chiamano Centre Beauce, che racchiudono 33 comuni. Il territorio è vasto, ma la popolazione è di 20000 persone. La frequentazione regolare alle messe di fine settimana è del l’un percento. Ma per fortuna non sono solo, come aiuto, soprattutto il sabato e la domenica, ho un vescovo emerito, François Maupu, che viene a celebrare la messa ed è presente nelle feste importanti. Per i battesimi e imatrimoni posso anche contare sui 3 diaconi che abitano delle zone vicine. Per i funerali ci sono delle équipe di laici che celebrano le funzioni. Su tutto il territorio (110 Comuni) non c’è la presenza di nessuna suora
I lavori per rinnovare i locali per le sale di catechismo ecercare di rendere le chiese più funzionali non mancano. Si fa quel che si può
Giuseppe Dell'Orto
Maison de l'Evangile
5, place de l'Eglise
45 480 BazocheslesGallerandes
 

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 Santo Natale 2017 Riduci
Presepe Chiesa di Lomagna - Natale 2017 - venerdì 22 dicembre 2017

 

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 Announcements Riduci
Lettera di Madda - Natale 2017 - martedì 28 novembre 2017

                   Mawouj (HAITI), 1 novembre 2017

Festa di Tutti i Santi

Carissimi Amici,

quante cose da raccontare... la vita qui non ha lo stesso ritmo, tutto è sempre al limite, ognuno di noi è sempre al limite delle sue capacità e forze, tutti protesi a andare oltre i problemi con cui l’oggi ci mette alla prova, impegnati a vivere e a far vivere, a sopravvivere, a volte, e a far sopravvivere.

Quasi esattamente un anno fa, il 4 ottobre 2016 per l’esattezza, siamo stati colpiti da uno dei cicloni più devastanti degli ultimi anni: Matthew. Case scoperchiate, mura crollate, alberi da frutto sradicati, campi appena seminati lavati dalle piogge torrenziali. Otto vite perse. E’ stata la solidarietà di chi ci è stato ed è vicino che ha ridato speranza e forze a questa gente. Gli aiuti che sono arrivati, i vestiti, il cibo, i disinfettanti per l’acqua, sono immediatamente stati distribuiti. Il denaro delle raccolte fatte per aiutarci si è trasformato in ciò di cui la gente aveva al momento più bisogno, ma ha permesso anche di garantire le attività quotidiane a favore dei bambini disabili e delle loro famiglie che cerchiamo di assicurare ogni giorno: assistenza, salute, fisioterapia, educazione, formazione delle famiglie e sensibilizzazione della comunità.

                         

Le giovani impegnate professionalmente, 1 infermiera coordinatrice delle tante attività, 6 fisioterapiste e 5 educatrici, continuano egregiamente il loro lavoro, seguendo le due piccole classi speciali, i due atelier di artigianato per i ragazzi più grandi, la cinquantina di bambini seguiti per la fisioterapia e i tanti, tanti bimbi che seguiamo in vari modi e che incontriamo periodicamente con i genitori nelle varie riunioni. Le nostre attività sono sparse su di un territorio grande come la provincia di Imperia, ma senza strade carrozzabili, corrente elettrica e acqua potabile: comunicazioni e spostamenti sono veramente difficili: a tenere i contatti con le numerose famiglie conosciute ci aiutano una quindicina di volontari del posto, ognuno responsabile dei contatti nella sua zona.

Quest anno abbiamo aiutato una sessantina di bimbi ad andare a scuola, fra i quali 8 bambini sordo-muti ospiti di una scuola speciale a port-de-Paix e 4 universitari (per il prossimo anno accademico abbiamo due richieste di aiuto in più per frequentare l’università); siamo intervenuti per la salute dei bambini con l’acquisto di farmaci e con aiuti per ricoveri ogni volta che è stato necessario; abbiamo garantito farmaci per l’epilessia ad una cinquantina di bambini/ragazzi. Per ogni intervento chiediamo una partecipazione, minima, simbolica, alla portata delle nostre povere famiglie, che non copre che una minima parte delle spese, ma che è importante per educare le persone al valore di ciò che si fa insieme. Ogni mese ci spostiamo in capitale per formazione o per seguire i bambini che hanno bisogno di un livello di assistenza che la zona non può garantire, percorrendo i 220 km che ci separano dalla capitale in 8 ore di fuoristrada....      

Tutto questo grazie a voi. 

Un evento importante di questo ultimo anno è stato la realizzazione di un corso patrocinato dalla università di Genova per le nostre fisioterapiste. E’ un corso della durata di 4 settimane, di cui 3 si sono già positivamente concluse, e che vedrà la conclusione nel febbraio 2018, con la consegna, dopo le ultime lezioni e gli esami finali, di un attestato.  Questa formazione permette di coronare un lavoro di anni per impostare e concretizzare tempi e modalità di formazione per i giovani haitiani che hanno accettato di mettere in gioco le loro capacità al servizio dei bimbi disabili, in un paese dove questi bimbi non hanno valore. Il nostro grazie a Carlo e Caterina, professori del polo di Imperia del  corso di laurea in Fisioterapia, che in questi ultimi anni sono riusciti a garantire la loro presenza qui ad Haiti ogni anno, coinvolgendo anche parecchi colleghi e tesisti nelle loro missioni.

Questo corso non ha avuto come beneficiari solo i nostri operatori; un’altra realizzazione straordinaria è stata la partecipazione di altre istituzioni, consce del valore di questo sforzo e grate per l’opportunità. Tutte presenze di Chiesa, di bene, testimoni che, con modalità e stili diversi, si prodigano perchè i bimbi con handicap  siano rispettati, perchè venga riconosciuto il valore e la dignità delle loro vite. Foyer Saint Camille, N.P.H., Atelier Saint Joseph (vi ricordate? Il 3 settembre 2016 è stata uccisa a port-au-Prince una suora spagnola, sr. Isa; era una nostra grande, grande amica; è lei che ha fondato dopo il terremoto del 2010 questo atelier per dare protesi ed ausilii a chi più ne aveva necessità...) ed infine Aksyon Gasmy, cioè noi, unica presenza a fianco dei bimbi disabili e delle loro famiglie, nelle zone lontane e dimenticate del nord-ovest del paese. Questa scelta di partecipazione e di collaborazione ha ai miei occhi un valore inestimabile, soprattutto qui, in Haiti. Sono veramente felice e grata per questo risultato.

Quest ultimo anno è stato segnato anche da un’altra svolta: abbiamo deciso di intervenire per creare un percorso di sensibilizzazione nella nostra zona, a partire da Mawouj, per proclamare i diritti dei più deboli: disabili, donne, bambini. Troppe volte siamo obbligati ad essere testimoni di abusi nei loro confronti. Nel mese di gennaio abbiamo perso drammaticamente una delle ragazze disabili che conoscevamo da anni, Belouse, una giovane dal bel volto, simpatica, sempre presente nei momenti comunitari di riunioni e feste. Una giovane segnata dalla nascita anche da gravi malformazioni che le impedivano di camminare, ma non di desiderare di essere autonoma: era riuscita con il nostro aiuto a portare a termine un corso da sarta e riusciva bene nel suo lavoro. Ebbene, è stata messa incinta, per gioco, divertimento, come si usa da queste parti, pensando di dimostrare così la propria virilità e mostrando invece la propria codardia,  e, nonostante fosse sotto controllo dei medici, nonostante tutti gli sforzi, il suo corpo ha ceduto: una crisi violenta di eclampsia c’è l’ha portata via, pochi minuti dopo il nostro arrivo all’ospedale. Davanti ai nostri occhi. E davanti i nostri occhi il medico, al quale abbiamo chiesto di tentare un cesareo sulla madre già morta, non è riuscito, nonostante 20 minuti di rianimazione, davanti ai nostri occhi, a tenere in vita la bambina, già al nono mese, bellissima. Siamo tornati a casa portando in macchina, su quella strada terribile, 45 minuti per 16 chilometri, i due corpi senza vita, la mamma e la figlia, avvolte da un unico lenzuolo, portato da casa. Il giovane responsabile dell’abuso, il padre della bimba, ben conosciuto, è fuggito, aiutato dai suoi genitori. La gente non si aspettava niente di diverso.

Da quel momento abbiamo deciso di reagire, per non essere complici. Troppe volte si ripetono tragedie come questa.

Abbiamo scelto di costruire un cammino di sensibilizzazione delle nostre comunità, attraverso dibattiti, momenti di formazione, riflessioni sui diritti dell’uomo, durante tutto l’anno 2017 e speriamo, sempre con il vostro aiuto, come tutto ciò che riusciamo a fare, di continuare in questo percorso anche per il prossimo anno.        

Il 3 dicembre, così come, quasi, in tutto il resto del mondo, anche a Mawouj, celebreremo in quest’ottica la giornata mondiale della persona con handicap. L’anno scorso, sempre grazie al vostro aiuto, questa giornata è stata un’occasione memorabile, per la prima volta i cittadini di Mawouj hanno avuto modo, non solo di partecipare ad una conferenza e ad un momento di festa, ma hanno visto anche un evento sportivo fra disabili; quest anno continueremo, cercando di far partecipare oltre alle numerose nostre famiglie, anche qualche autorità locale e proponendo, attraverso la partecipazione di un avvocato esperto sui diritti dell’uomo (amico di sr. Isa), riflessioni sul come aiutare la comunità tutta a crescere nella conoscenza dei diritti dei più fragili, disabili, donne, bambini. Sarà ancora anche un momento di festa: i protagonisti saranno i bambini e le loro famiglie, tutti noi saremo impegnati, come sempre, al massimo. Sempre grazie a voi.

L’anno scorso è stato segnato anche da un altro evento straordinario: due amici fraterni, Angela ed Enrico, sono venuti a trovarci a Mawouj, condividendo la nostra vita di tutti i giorni. In quei giorni, fra le mille cose fatte, hanno incoraggiato in modo particolare i ragazzi e le attività dell’atelier di artigianato dove viene lavorata la paglia per ceste e panieri, e hanno imparato a fare burro di arachidi ed insegnato... come mangiarlo.... Sono stati giorni bellissimi. I bambini ed i ragazzi, i genitori ed i responsabili di Aksyon Gasmy tutti, si sono affezionati e sono rimasti legati con una bella amicizia. Enrico ed Angela sono stati capaci di creare un ponte che scavalca l’oceano e ci lega ancora più saldamente.

Grazie, Amici. Grazie ad ognuno di voi.

Grazie per la fiducia che ci date, per l’affetto e l’amicizia, per il tempo che ci riservate, per gli spostamenti, i viaggi in macchina o in furgone che fate per noi, per gli scatoloni di vestiti e di cibo, per i mercatini ed i tornei che organizzate per sensibilizzare e raccogliere fondi, per il denaro che ci inviate.

Sono felice di avervi scritto queste due pagine. Non ho descritto quasi niente della nostra vita di ogni giorno, dello sforzo quotidiano legato alle attività ordinarie e a dire la verità non ho nemmeno descritto tutte quelle straordinarie.... ma ci saranno altre occasioni. Vi invito a conoscere il sito di Aksyon Gasmy che un grande amico sta organizzando per farci conoscere meglio: www.agasmy.org, e anche la pagina FaceBook dove cerco personalmente di aggiornare sulle nostre attività: Aksyon Gasmy

Al termine di questa lettera desidero ancora ringraziare voi tutti. Ciascuno di coloro che ha fatto un gesto di generosità nei nostri confronti, ha pregato, ci ha pensato, ha parlato di noi per ricordarci, ciascuno è artefice, insieme a noi qui, di tutto il bene che viene fatto per questi bambini e per le loro famiglie. E’ insieme che stiamo lottando per dare loro dignità, è insieme che stiamo lottando per dire che la loro vita, la nostra vita, la vita di ogni essere umano è importante.

Grazie. Grazie ad ognuno di voi.

A voi, alle vostre famiglie, a tutti coloro che avete nel cuore

Buon Natale nella Pace e nella Gioia che nascono dalla Giustizia della Solidarietà.

Il Signore ci conceda di continuare a camminare insieme verso di Lui.

Madda

 

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 Progetto a favore di giovani ex prigionieri della prigione Kamidi in Kenya da Suor Carmen Nava Riduci
St. Cafasso Consolation House Nairobi - lunedì 16 ottobre 2017

 

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 Auguri di Natale 2016 da Haiti Riduci
Auguri Natale 2016 da Haiti - venerdì 23 dicembre 2016

 

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